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I MULATTIERI VINCONO LA GIOSTRA DELL'ANELLO 2016!

Vince la 51° edizione della GIOSTRA DELL'ANELLO anno 2016: la Corporazion...

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Giostra dell'Anello anno 2016
Di seguito le tabelle riassuntive con i punteggi per le quattro Corporazioni

della Giostra dell'Anello 2016.

 

TORNATE 

      SEMIFINALE

FINALE

Clicca QUI per scaricare il PDF con i risultati.


Vince la 51° edizione della GIOSTRA DELL'ANELLO anno 2016:
la Corporazione MULATTIERI con il cavaliere RICCARDO RAPONI

con 857 punti !!



 
PETALI DI ROBBIA

Una bella e simpatica favola in versi vernacolari monterubbianesi su “Li Sabini” e  â€œL’Armata di Pentecoste”, da “PETALI DI ROBBIA” di Attilio Basili.

Nel 1971, per ricordare Luigi Centanni a vent’anni dalla scomparsa, la Pro Loco di Monterubbiano, Presidente Giancarlo Pazzi, con il Patrocino del Comune, Sindaco Nunzio Carlini, cura la pubblicazione di “Petali di robbia”, una raccolta di poesie di Attilio Basili, “ lu Mattu de Susè” che, illustrata da Ennio Speranza e  presentata da Fabrizio Fabi, è tutta dedicata a Monterubbiano, affinché, come auspica il Presidente Pazzi, si riprenda “l’antica traccia degli studi sul paese e se ne giovino tutti i Monterubbianesi…e non si esaurisca quella che fu chiamata la  sacra primavera picena, il valore e la storia, appunto, di Monterubbiano”.

Qui continuiamo a proporre, per prepararci alla “Festa dell’Armata di Pentecoste-Sciò la pica”, alcuni quadretti gioiosissimi, così come sono usciti dalla preziosa penna di Attilio Basili, monterubbianese puro sangue,  il quale dà sfogo alla sua non comune  brillante fantasia, alimentata da una grande passione per il paese, quando trasforma, in una bella e simpatica favola, la tradizione della venuta dei Sabini a Monterubbiano. Il Poeta dice che essi, fermatisi  â€œ all’ombra de Sarrocco”, si convincono  â€œ pe’ sembre de ‘ccampasse su la vetta….”, per via “dell’arietta profumata da li pini  e de lu mare a quattro passi in linea retta”,  e mette  insieme, in un’unica originale curiosa  “mescolanza”, in un  tutt’uno immaginario di azioni e di tempi diversi, i Sabini, con luoghi, circostanze,  personaggi di allora e dell’età di mezzo e contemporanea, campane “de la torre che se sciose”, “Te Deu” recitato “de ‘bbottu da li preti”,  la sfilata “ a passu de corteu” di corporazioni, di  dame e cavalieri,  costumanze, guazzarò,  pica e “sbruffi de vi’ bianco che tracanna”...

C’è da divertirsi un bel po’ con “Li Sabini” e “L’Armata di Pentecoste” di Attilio Basili.

Immagine

Buona lettura.

 
IN PROSSIMITA' DELLA PENTECOSTE A MONTERUBBIANO: UN DOCUMENTO DI LUIGI CENTANNI

( a cura del Sindaco M.Teresa Mircoli)

Lo Statuto comunale di Monterubbiano , all’art.14, co.2, recita:

” Il Comune riconosce come tipiche della Comunità monterubbianese le tradizioni che si celebrano in occasione della Festa di Pentecoste”.

Per le celebrazioni, che si ripetono puntualmente da secoli, con interruzione purtroppo avvenuta, in epoca contemporanea, nel recentissimo 2015, e, più indietro, nell’ultimo periodo bellico, già fervono i preparativi da parte dell’Armata, il cui Consiglio direttivo è stato ricostituito con Silvia Moreschini , Presidente, e delle quattro Corporazioni degli Artisti, dei Bifolchi, dei Mulattieri e degli Zappaterra.

I Monterubbianesi “doc” vivono intensamente tale ricorrenza, fin da tempo lontano che si perde nella memoria e non ne accettano di buon grado affievolimenti riduzionistici o, peggio che mai, alcuna sorta di interruzione.

Spigolando tra le curiosità della tradizione e della storia locale, piace riproporre un documento del dott. Luigi Centanni, un grande monterubbianese innamorato della “Magnifica Terra”, medico , poeta ed esperto di cose patrie, il quale, nella primavera del 1945, esalta “l’opera degna” di alcuni concittadini che vogliono ridar vita alle Feste della Pentecoste, dopo l’oscuro e triste periodo bellico.

Egli, nell’evidenziare di tali Feste le antiche origini, ripropone il percorso della tradizione che vorrebbe che i Sabini, di cui viene esaltata la esuberanza di vita e di fecondità, “lanciassero in una primavera sacra una fitta schiera di giovani alla conquista di nuove terre e che , attraversando l’Appennino, guidati da una pica o da un picchio, s’indirizzassero verso le nostra contrade, che da allora assunsero il nome di Piceno”.

Il Centanni, riconoscendo a gloria del Popolo monterubbianese l’aver conservato e solennizzato, nei secoli, tali “antichissime feste”, attinge per le sue ricerche alla tradizione, ai documenti d’archivio e alla gloriosa storia del Comune e contribuisce, tra i primi, autorevolmente, a ritenere che esse potrebbero derivare dalla trasformazione cristiana dei riti pagani.

L’immissione, peraltro, nei festeggiamenti pentecostani, delle quattro Corporazioni, pure secondo quanto è dato dedurre dalle osservazioni del Centanni, potrebbe essere considerato l’ulteriore valore che dà definitivo più ampio segno, secondo pertinenti interpretazioni simbolico-culturali, di forte continuità nella unitarietà antropologica, culturale, politica ed economica del Popolo monterubbianese. Infatti, tale Comunità ha dimostrato di muoversi, nel lungo corso della sua storia, anche se a volte con soccombenze e cedimenti, dovuti ai periodi oscuri, come quelli bellici, od anche fragili, a causa di contaminazione con la più generale decadenza culturale, sociale ed etica, secondo l’ avvertita necessità di fronteggiare, in coralità di intenti, anche concretamente veicolati e supportati da riti propiziatori e da feste, come nel caso della Pentecoste, tutte le difficoltà da qualsiasi parte potessero provenire sia dagli uomini o dai fatti storici e testimoniali che dalla improvvida casualità delle circostanze o dall’incontrollabile sopravvenire e sovrastare delle forze della natura.

Ecco dunque alcuni elementi che, letti doverosamente nel più ampio contesto storico e culturale monterubbianese, potrebbero contribuire a meglio capire il senso e il significato alle manifestazioni pentecostane. Si darà spazio, per il prosieguo, ad altri tasselli informativi da parte di esperti studiosi.

Qui si rinvia al Documento del Centanni del 20 marzo 1945, invitando chi fosse interessato ad approfondirne i passaggi.

Luigi Centanni

 
SCIO' LA PICA : IMMIGRAZIONE DEI SABINI

“ Sciò la Pica”: immigrazione dei Sabini

( rif. bibliografico: “Romanità Picena”, don Francesco Maranesi, Isola del Liri,1937, soc.Tip. A.Macioce & Pisani )

Prevalgono due  ipotesi sul problema etnogenico ed etimologico dei Piceni. Da un lato, l’avv. Speranza, sulla base di elementi evincibili dagli storici latini,  ne sostiene l’origine sabina con immigrazione che procede dal sud al nord verso le nostre terre; dall’altro, il dott. Dall’Osso ipotizza, sulla base di studi documentali dedotti dagli scavi archeologici, che l’immigrazione proceda, invece,  dal nord al sud e che abbia origine preellenica.

Con “Sciò la Pica”, la nostra tradizione acclara l’ipotesi di Speranza.

Egli ritiene che i Sabini, provenienti dal Reatino, “per voto di primavera sacra” avessero sciamato verso l’Adriatico, percorrendo la via del Tronto.In una prima fase, essi si sarebbero alleati con Ascoli aiutandoli a  conquistare la marina pretuziana e poi avrebbero invaso tutta la regione.

L’avv. Speranza fonda la sua ipotesi attingendo agli storici latini come Plinio il Vecchio, Strabone, M.P. Catone,Festo.

Qui riferiamo alcuni dati di ricognizione storica: “( Picentes ) orti sunti voto primavera sacra” ( Plinio),  â€œPiceni dicuntur orti a sabinis” ( M.P.Catone)” , “”Sabina gens antiquissima est, indigenes et ab his origines duxere picentes” ( Strabone), ”Piceno regio dicta, quod Sabini, cum Ausculum proficiscentur, in vexillo eorum picus consederit” ( Festo).

Anche chi non conosce la lingua latina deduce, a  prima lettura a caldo delle frasi surriportate, che l’origine dei Piceni è sabina e che i Sabini sarebbero stati guidati nelle nostre terre da un uccello sacro che è il picchio o pica, da cui il nome Piceni ( Picentes).

Concludiamo con una curiosità mitologica sul picchio ( o pica ).

Ci consegna la mitologia che Pico, figlio del dio Saturno, venne tramutato dalla maga Circe, poiché da lui respinta, in uccello di ugual nome. Esisteva  presso i Romani, dove si trovavano insieme Sabini e Latini, il Collegio sacerdotale degli àuguri, vale a dire dei sacerdoti addetti a prendere gli auspici dal volo e dal canto degli uccelli. Il picchio ( o pica) in volo ( fatto volare dal ramo di ciliegio, “Sciò la pica”) dai Sabini è assunto come  guida sacra della loro migrazione  verso le nostre Terre.

 
Video Chiarina

 
IL MONITO DI UN POETA MONTERUBBIANESE

In occasione della Festa dell’Armata di Pentecoste-Sciò la Pica, il monito di un poeta monterubbianese.

Nel 1990, il poeta vernacolare monterubbianese, Lu Mattu de Susè, al secolo Attilio Basili, preoccupato del prevalere  del pervasivo consumismo commerciale delle sagre sulla cultura locale e sulla tradizione storica, in occasione della Pentecoste prende posizione contro chi antepone “ le feste de lo magnà” alla festa della propria storia, come è la “ Festa dell’Armata di Pentecoste-Sciò la Pica”.

Proponiamo volentieri due suoi sonetti, tratti dal testo “Cento canti e qualche stornellata de lu Mattu de Susé, a cura di F.Fabi, ed. A.Livi, dal poeta dedicati ai concittadini monterubbianesi per guidarli a mantenere vivo il radicamento nella proprie tradizioni immergendosi totalmente, ogni volta ricreandola, nella propria cultura.

 

 

GNORANZA E TRADIZIO                        MA STI PICENI

 

 
Gioco da tavolo GIOSTRA DELL'ANELLO

E' uscito il gioco da tavolo GIOSTRA DELL'ANELLO!!!!

locandinagioco